Orditi, trame, percorsi

Giulietta Salmeri, classe ’76, tessitrice palermitana. A Palermo esistono vie di artigiani, vie di incontri, vie di relazioni. Palermo è Ersilia, una de “Le Città  invisibili” di Italo Calvino, una città degli scambi. Ma Ersilia è in ogni dove. E MYOP racconta di scambi e paesaggi, ma ogni volto è paesaggio e ogni paesaggio è tessuto.

“Tessevo tessevo e tessevo. Da sola. Ma c’è stato un momento in cui mi sono detta che sbagliavo qualche cosa. Imparare dai libri non era più sufficiente. Ho iniziato un percorso formativo che mi ha fatto ricominciare, con una coscienza differente, dalla tela, dal tessuto: solo così posso divertirmi a rompere gli schemi, ordito su ordito, trama per trama.”

MYOP - Giulietta Salmeri - LANA

Giulietta si racconta mentre la navetta scivola, mentre il suo telaio a quattro licci suona colori, che si incontrano dentro regole rigide, scardinandole, trasformandole.

Giulietta è autodidatta. Si laurea in lingue e letterature straniere, frequenta un Master in pari opportunità , si occupa di attività  di cooperazione transnazionale, ma il suo pensiero torna sempre alla passione per l’intreccio, incontrata prima con l’uncinetto e poi con il telaio. “Mentre lavoravo, tessevo, mentre tessevo, leggevo e osservavo. Ho iniziato a guardare attraverso i tessuti, cercando di scoprirne gli intrecci, immaginando e sperimentando accostamenti di colori. E Tessevo tessevo e tessevo.” Il suo primo telaio improvvisato è la spalliera di una sedia, in Spagna, durante l’Erasmus. Da qual momento non smette più di lavorare con i filati, ma arriva a sentire l’esigenza di approfondire. Con Renza Cocchi, Renata Bonfanti, Paola Besana, torna al telaio a due licci, torna alle cose “semplici”, alle basi. Ma è come un rincasare, rinnovare il proprio bagaglio di esperienza del fare.

MYOP - Giulietta Salmeri - BORSA 02

“Il segreto è rubare con gli occhi.” Ma non sempre gli artigiani si raccontano. Solo se l’apprendista da prova di costanza e buona predisposizione, anziché allontanarlo con qualche scusa dal telaio, lo tengono appresso, gli mostrano i segreti del mestiere. “Nei miei corsi cerco di dire tutto quello che posso, tutto quello che so.”

Prima il telaio era uno strumento comune, familiare, chiunque aveva a casa un telaio, o almeno ne aveva un frammento, in memoria. “Quest’arte che ho imparato, devo trasmetterla, trasferirla, condividerla. Che possa continuare dopo di me.”

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